The Twisted Tale of Amanda Knox Nell’episodio 7 si parla della scarcerazione di Amanda, ma è ben lontana dal ritorno a casa che sperava.
E così, Amanda Knox è libera. Ma c’è una differenza tra “libera” e “non in prigione”. Cosa significa libertà per una donna che ha appena trascorso quattro anni della sua giovane vita in una prigione straniera per un crimine che non ha commesso? All’inizio dell’episodio 7 di The Twisted Tale of Amanda Knoxho pensato che la sua assoluzione, gran parte della quale avvenuta nell’episodio precedenteè stata minimizzata. Ma alla fine ho capito che era proprio quello il punto. La scossa emotiva a cui Amanda è stata sottoposta dopo il suo rilascio – per non parlare della feroce copertura mediatica, delle incessanti lettere d’odio, delle diffamazioni e del costante timore che la decisione del tribunale venga ribaltata negli arcani procedimenti giudiziari che continuano all’estero – dovrebbe essere sentita, e sentita, profondamente.
Questo è un episodio brillante per questi motivi. Inizia con Amanda che esce di prigione, accolta da una giubilante serenata dei suoi colleghi artisti, e si conclude con lei che languisce nella sua stanza negli Stati Uniti, ancora prigioniera della stessa storia. L’unica cosa che è cambiata è il colore delle pareti. Il ritratto di Amanda dipinto dai resoconti sul suo processo iniziale – quello di un’assassina satanista ossessionata dal sesso – è quello a cui tutti credono. In un certo senso, non sarà mai libera.
I dettagli del ritorno a casa di Amanda sono carichi di sottile tristezza: come scivola in italiano senza accorgersene e si guarda intorno in cerca di permesso prima di aprire le porte. Ha barattato le sbarre alle finestre con il senso di colpa schiacciante che prova per i problemi finanziari della sua famiglia, la prigione sociale da cui non può fuggire. Tutti la osservano e spettegolano sulla sua schiena. Ha attacchi di panico. I suoi genitori sono cauti su tutto, da quanti soldi le devono alla gravità delle lettere minatorie che Amanda riceve.
Cosa fare? Amanda è comprensibilmente ostacolata dall’idea che la sua verità non sia mai stata sufficiente. È stata onesta fin dall’inizio e nessuno le ha creduto. L’assenza di prove a dimostrazione della sua colpevolezza non dimostra automaticamente la sua innocenza. È stata condannata dalla verità; gli aspetti più veri di se stessa, l’ingenua e amante del divertimento ragazza americana, hanno costituito la struttura della storia che l’ha condannata. Il personaggio di Knoxy Foxy esiste grazie alle macchinazioni di Giuliano Mignini, ovviamente, ma lui ha completato i contorni che Amanda si è data rimanendo ignaro della sua natura.
La stampa, i social media e gli strambi epistolari si aggrappano a questo personaggio indefinitamente perché è più salace e divertente dell’idea di una donna innocente condannata ingiustamente. Lo scandalo genera clic. Ecco perché l’intervista televisiva di Amanda per promuovere il suo memoir rivelatore è così mal indirizzata, degenerando in un interrogatorio feroce. Pensate agli ascolti.
Il memoir non è la peggiore delle idee, ma sorvola sul fatto che la verità non basta, almeno non quando viene da Amanda. E non esiste nel vuoto. Come accennato, l’intervista televisiva ideata per promuoverlo viene usata come scusa per criticare Amanda, per ricordare al pubblico tutte le accuse di cui è stata accusata, oltre all’omicidio. Poco prima che Amanda inizi il tour promozionale, i suoi avvocati italiani la chiamano per dirle di mantenere un basso profilo per evitare di pregiudicare la giuria al processo, dopo che la sua assoluzione è stata annullata e messa a tacere dal sistema giudiziario. Non può vincere.
La storia contorta di Amanda Knox L’episodio 7 fa un lavoro fantastico nell’utilizzare la distanza di queste prove – ce ne sono diverse, abbastanza da quasi perderne traccia – e lo strano, specifico stress del suo destino deciso da tale eliminazione. Una delle sequenze più salienti è quella in cui viene annunciato il verdetto, apparentemente l’ultimo elemento di prova, e Amanda è costretta a guardarlo in TV con tutti gli altri. Viene assolta, di nuovo. Ma anche in quel caso, c’è una precisazione: il processo ha lasciato aperta la possibilità che fosse presente sulla scena del crimine. Non ha alcun valore legale, ma contraddice la testimonianza ufficiale di Amanda, la storia raccontata nel suo libro e quindi la sua verità. Se non è un’assassina, per quanto riguarda l’opinione pubblica, è quantomeno una bugiarda.
E così capiamo perché Amanda sia tornata in Italia e abbia affrontato Giuliano Mignini, che abbiamo visto molto tempo fa nella première.La sua storia non è finita; non potrà esserlo finché l’autore non sarà ritenuto responsabile della finzione. Solo allora Amanda Knox sarà libera, che sia in prigione o meno.
